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BUONI FRUTTIFERI POSTALI: LE POSTE DEVONO PAGARE GLI INTERESSI ALLE CONDIZIONI RIPORTATE SUL RETRO

Avv. Di Donato Antonella
 
 
buoni fruttiferi postali 69c1b
 
 
Numerosi cittadini si sono rivolti allo sportello dell'Associazione Consumatori Utenti (ACU) di Perugia, per segnalare una grave irregolarità: recatisi, alla relativa scadenza, presso gli uffici postali per riscuotere le somme spettanti, si sono visti negare il pagamento dell'importo che sarebbe stato loro dovuto secondo le condizioni riportate sui titoli.
 
 
 Questo, a detta delle Poste, in ragione di errori di stampa dei titoli stessi o degli impiegati che, all'epoca della sottoscrizione, avevano emesso i buoni.
Tale problema si è verificato soprattutto con riferimento ai buoni postali fruttiferi a termine (di seguito per brevità Bpf) appartenenti alla serie (AF, N, O, P, AA, AB), emessi negli anni 1982 -1983 con scadenza trentennale.
 
Ebbene per questi buoni ai fini del calcolo degli interessi non viene applicata la tabella riportata sul retro del buono, ma quella contenuta nel decreto del Ministero e del Tesoro del 13 giugno 1986, (pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 148 del giugno 1986) istitutiva di una nuova serie contraddistinta dalla lettera Q.
 
Per effetto di tale normativa, gli importi da corrispondere al momento della riscossione dei buoni emessi prima del 30.06.1986, vengono rilevati non più in base alle tabelle poste sul retro dei titoli stessi, ma applicando rendimenti previsti dal succitato Decreto ministeriale.
Tale interpretazione è errata, come sancito dalla Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite con sentenza n. 13979 del 15 giugno 2007, e dall'Arbitro Bancario Finanziario, (ex plurimis decisione n. 2210 del 27-06-2012 Collegio di Roma; decisione n. 2615 del 27-07-2012, Collegio di Napoli), che riconoscono la prevalenza delle condizioni di conteggio riportate sul buono e la non applicabilità del decreto.
 
A supporto di ciò, si evidenza come il 19 ottobre scorso, il giudice di pace di Novara, ha emesso un'ingiunzione di pagamento, immediatamente esecutiva, che obbliga Poste Italiane e Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) a pagare l'intero controvalore di rimborso risultante dall'applicazione della tabella presente sul retro del buono. Un pronunciamento sollecitato da un investitore che lo scorso 29 gennaio, al momento di incassare il Bfp trentennale (serie O) sottoscritto nel 1982, aveva ricevuto una cifra inferiore di circa il 30% in virtù della decurtazione dei tassi con il Decreto ministeriale del 1986.
 
Alla luce di ciò, l'Associazione Consumatori Utenti di Perugia invita i cittadini titolari dei buoni in scadenza a rivolgersi allo sportello prima di incassare e di incappare nella beffa, infatti i consumatori in possesso di tali buoni sono numerosi e molti di loro non sono neanche a conoscenza dell'iniquità delle somme ricevute.
 
Nonostante l'errata interpretazione del decreto, Poste Italiane sembra stia attualmente rimborsando almeno il 20% in meno delle somme dovute, ritenendo che le condizioni riportate nella parte posteriore del buono non abbiano valore perché superate da quelle del decreto ministeriale.
Anche chi ha già incassato le somme può rivolgersi allo Sportello ove si provvederà ad avviare le azioni legali per risarcire i cittadini delle somme che ancora non sono state corrisposte.